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Giovanni
Ceccarelli racconta il progetto Tuttatrieste.
E' passato l' inverno
e, ai primi di aprile il project manager dell' operazione tuttatrieste!
federico stopani mi telefono', chiedendomi se era fattibile in cinque
mesi progettare e costruire un' imbarcazione open di 50- 55 piedi per
potere partecipare da protagonista alla Barcolana
e poi utilizzarla in regate open adriatiche.
Mi
furono dati un budget e pochi giorni per una risposta tecnica ed economica,
trovai in poche giorni un punto di incontro con il cantiere Latini Compositi
di Andrea e Antonio, da anni cantiere con cui ho sviluppato un rapporto
di fiducia , viste le numerose barche realizzate insieme che hanno vinto
titoli del mondo, alcune timonate dallo stesso skipper di Tuttatrieste!
Vasco Vascotto. Una settimana dopo ci incontravamo
tutti progettista, armatori, cantiere e skipper a Trieste e alle ore
12 del 8 aprile partiva questa affascinante avventura tecnologica tutta
made in italy.
Il primo target
che ci siamo posti è stato di varare la barca entro i primi giorni
di settembre. Dal punto di vista progettuale in poche settimane ho impostato
lo scafo come filosofia di base , partendo ex novo senza riferimenti
ad altri progetti ma solo sulla base della mia sintesi e della logica
maturata in questi anni di lavoro specialmente su barche da competizione;
consegnando poi al cantiere dopo alcune settimane dal via le linee di
carena in scala 1:1 plottate su fogli di mylar pronte per iniziare il
modello maschio dello scafo. La coperta per guadagnare tempo era già
stata avviata preliminarmente per la realizzazione dello stampo femmina.
Su tali forme di scafo caratterizzate da larghezze al galleggiamento
ridotte, volumi prodieri ridotti e poppieri grandi avevo precedentemente
testato durante l'inverno per mia cultura generale, diversi modelli
radiocomandati parametrici in scala onde capirne il comportamento in
mare, Per poterli visivamente vedere muoversi, risposta che nessun vpp
poteva dare.
Erano state queste
prove generiche di forma e non finalizzate a Tuttatrieste!, di cui non
ne potevo ipotizzare allora la futura esistenza, come tale una volta
avuto l' incarico, in poche settimane sono state tradotte queste volumetrie
finalizzate ad un reale open di 52 piedi per la Barcolana.
Questo per me è
stata la riprova che nel mondo delle competizioni si devono cercare
sempre nuove strade e studiarle anticipatamente in via teorica, un giorno
queste singole verifiche possono diventare utili. la ricerca, lo studio,
deve essere sempre alla base di un processo evolutivo.
I miei punti fissi
fin dall'inizio del progetto furono di creare
una vera e propria barca che fosse marina e performante non un oggetto
che dovesse solo stupire. La ricerca della massima leggerezza
per uno scafo di 53 piedi, l' uso della canting keel, un solo timone
ed un canard prodiero e l' utilizzo di un armo tradizionale per il piano
velico.
Le linee di carena
sono state studiate al fine di avere un imbarcazione equilibrata nella
distribuzione di volumi anche se sottoposta alle forti accelerazioni
alle andature portanti, facendola entrare in breve in planata con poca
dissipazione di energia. Lo scafo è stato disegnato per navigare
in un determinato range di angoli di sbandamento, la distribuzione dei
volumi è tale che sbandando la barca ruoti poco ma incrementi
la sua lunghezza al galleggiamento senza avere piani con forme deformate
che provocherebbero una dissipazione di energia. Ho optato fin dall'
inizio nell' uso della canting keel per aumentare il momento raddrizzante
senza variare il dislocamento come avviene invece con l' uso del ballast
con casse d'acqua altra opzione possibile e già utilizzata in
altre imbarcazioni open. Il
problema tecnico legato alla canting è di movimentazione dell'
appendice, dopo una lunga analisi ed un sofisticato studio di ingegneria
ho optato per il sistema più antico, il paranco con cui sono
state costruite le piramidi. Tale sistema a differenza della movimentazione
idraulica permette una maggiore velocità di movimento unitamente
ad un risparmio di peso, concetto alla base del progetto.
La lama di deriva
è stata realizzata con un'anima strutturale in acciaio ad alta
resistenza con due carenature realizzate in carbonio atte solo a definire
il profilo alare dell' appendice. il limite legato alla canting keel
è che basculando cala la proiezione della superficie laterale
e quindi di conseguenza la portanza. al fine di ovviare a tale modifica
di superficie portante per avere sempre una barca boliniera che è
molte volte il limite di queste imbarcazioni open leggere e piatte.
Ho optato per una
sola deriva aggiuntiva a prua dell' albero , il cosidetto canard. tale
canard di elevato allungamto e superficie laterale può essere
modificato nel pescaggio in navigazione, ho fatto un' analisi molto
accurata sui centri laterali di spinta delle parti immerse alla fine
di avere sempre un'imbarcazione centrata e con 3¡ gradi massimo di angolo
di barra con le varie configurazioni di piano velico e basculamento
possibile.
Dopo le prime prove
in mare si è capito subito che tale obiettivo teorico era stato
raggiunto e che l' utilizzo della deriva prodiera accoppiata alla canting
keel era positivo ed anche di semplice utilizzo.
La torpedine è
stata progettata sulla base di una mia idea che essa stessa una volta
basculata dovesse produrre portanza né è nata una forma
particolare a triangolo che ricorda la fusoliera di un caccia tedesco
del secondo conflitto mondiale. tale teoria prima di passare alla fase
realizzativa è stata confermata con l'uso di cfd paragonandola
ad una torpedine tradizionale di sezione circolare ed ellittica.
Il timone stesso
per la sua superficie ed il forte allungamento ha un aspetto direzionale
e di superficie portante, è stato realizzato interamente in carbonio
ad alto modulo. Il piano di coperta dettato dalla massima funzionalità
e semplicità è caratterizzato da un ponte raso bolzonato
al fine di aumentare la rigidità longitudinale dello scafo non
interrotto dalla tuga, e con un grande pozzetto aperto al mare a poppa.
E' una coperta
"razionalistaÓ come del resto tutto il progetto frutto della la
mia cultura di base, tutto il superfluo l'inutile solo a fini estetici
è stato tolto nell'idea che ciò che non si realizza non
pesa.
Il piano di coperta
è realizzato attorno alla posizione del timoniere che in una
barca così complessa per la gestione diventa il vero direttore
d'orchestra, per tale ragione, dopo una prima analisi ai fini della
leggerezza di utilizzo della timoneria a barra, ho optato per le due
ruote del timone posizionate molto avanzate nel pozzetto al centro della
vita dell' equipaggio. Nel progettare il piano di coperta e nell'evolverlo
durante i primi speed test importante è stato poi l'apporto dato
da diversi membri dell'equipaggio di grande esperienza. sono stati verificati
dalla sede progettuale, con ausilio di programmi di analisi vpp, varie
possibilità di piano velico fino a scegliere una configurazione
in relazione alle condizioni atmosferiche range di vento ipotizzate
probabili per la coppa d'autunno.
Il piano velico
non estremo, è di alto allungamento al fine di avere buone prestazioni
nelle arie leggere adriatiche. Inoltre c'è la possibilità
di armare genoa di differente forma, in testa d'albero con avvolgitore
murato sul bompresso, per poi passare ai genoa frazionato al 155% poi
al 140% ed infine al 100% di lpg. Alle andature portanti era previsto
inizialmente l'armo sia con gennakers murati su bompresso, che ha uno
sbalzo oltre la prua di oltre 3 mt. oppure spinnaker in testa murati
su tangone considerati vantaggiosi dal vpp qualora si debba poggiare
al massimo dai 12 knots di reale in su.
Dopo alcuni speed
test si è optato per la barcolana solo sull' uso dei gennaker
murati sul bompresso e su tangone e sull'utilizzo di due possibili configurazioni
di genoa in testa senza uso di spinnaker. l'albero come il boma ed il
bowsprit sono stati realizzati in fibra di carbonio ad alto modulo dalla
sc compositi.
Il varo è
avvenuto ai primi di settembre a trieste in perfetto tempo sulla tabella
di marcia postaci nella prima riunione ai primi di aprile. varo avvenuto
nel tardo pomeriggio in una suggestiva coreografia data dalle grue dell'
arsenale di trieste attuale cantiere cartubi che hanno innalzato lo
scafo fino a 20 metri da terra prima di vararlo.
Il momento più
bello di questa avventura tecnica e sportiva è stata la cerimonia
organizzata in Piazza dell' Unità a Trieste dove sono confluite
spontaneamente alcune migliaia di triestini ed in particolare le parole
di elogio del primo cittadino di Trieste Riccardo Illy riguardo al mio
progetto definito: "sicuramente veloce ma soprattutto bello,
un connubio difficilmente raggiungibile oggigiorno in una barca da competizioneÓ.
Questa per me è
stata la frase che maggiormente ho apprezzato e che ricorderò
di questa avventura triestina di fine millennio. In quanto io stesso
credo che una barca bella in mare sia sicuramente anche performante.
In quella giornata di settembre ho sentito il calore e la tradizione
marinara presente ancora oggi nella città di Trieste. Calore
popolare che poi ho potuto rivivere in prima persona quando vittoriosi
alla regata bernetti rientravamo in porto incrociando imbarcazioni alla
fonda nel golfo per pescare che ci applaudivano e ci incitavano.
Le prove in mare
e le regate disputate hanno pienamente confermato la bontà del
progetto di una "macchinaÓ così complessa da concepirsi
e realizzarsi. a mio avviso dopo i test fatti tale progetto ha comunque
ancora oggi un margine di miglioramento per gli appuntamenti futuri.
ho seguito in prima persona gran parte della messa a punto della barca
al fine di sentirla personalmente oltre al supporto delle impressioni
di vasco vascotto che è stato un vero "motoreÓ in questa
operazione.
In ultimo voglio
ringraziare gli armatori che hanno creduto fin dall' inizio nel mio
progetto dandomi piena fiducia nelle scelte progettuali, il Cantiere
Latini che magistralmente ha costruito a tempo di record la barca, il
timoniere Vasco Vascotto, il project manager Federico Stopani, tutto
l'equipaggio e per ultimo ma non in ultimo tutti i triestini veri uomini
della tradizione marinara che, con calore hanno appoggiato Tuttatrieste!
nella sua nascita ed evoluzione.
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