Giovanni Ceccarelli – convegno “MILLE E UNA VELA” – Università di Bologna Facoltà Ingegneria

Mille e una vela

15 dicembre 2011

Facoltà di Ingegneria           Aula Magna “E.Mattei”

PROGETTARE UNA BARCA
La nautica moderna da diporto: innovazioni e ricerca tra progetto e competizione.

 Di seguito si riporta il testo dell’ intevento di Giovanni Ceccarelli :

“La nautica moderna: innovazione e ricerca tra competizioni e nautica da diporto”.

di Ing. Giovani Ceccarelli

RINGRAZIAMENTI
Mi fa piacere ritornare in questa Facoltà, a distanza ormai  di 30 anni, una scelta di studi che oggi rifarei.
Lo studio unitamente alla mia formazione nel quotidiano, legata a quanto mi ha insegnato mio padre, che ricordo uno dei pionieri della professione del progettista nautico in Italia, mi hanno dato le chiavi per aprire le porte alla professione dello yacht designer  che svolgo ormai da 30 anni, lavoro affascinante che ogni giorno mi diverte ancora, portandolo avanti con  quella passione legata al vivere il mare.
Anche mio padre era passato da queste aule, ho vivo il ricordo dei racconti del suo percorso Universitario e l’inseparabile volume del Belluzzi sul tavolo da disegno.
Ricordi diversi da come li ho poi vissuti io e, probabilmente  diversi da come li state vivendo  voi,  ma accomunati dal fascino e dalla completezza che solo una laurea in Ingegneria può dare in ambito tecnico e progettuale.
Il credere in ciò che si fa, e nel farlo onestamente e con coerenza deve essere alla base della Vostra vita,  lo stesso vale per ogni altra specializzazione dove è richiesta progettualità, creatività e tecnica; tutto dopo sarà più facile e, vedrete che i Vostri sogni diventare  realtà.
Ringrazio per questo invito il Rettore ed il  Preside di facoltà,  il Prorettore Vicario Prof. Emilio Ferrari Vice del Rettore e il Prorettore alla Ricerca Prof. Dario Braga.
E in ultimo, ma non per ultimo il Prof. Ing. Alfredo Liverani con cui ho avuto modo di collaborare per organizzarel’ISYE a Ravenna; master in ambito nautico nato da una collaborazione tra l’Università degli Studi di  Bologna, la Fondazione Flaminia e l’Autorità Portuale di Ravenna.

1.    CECCARELLI YACHT DESIGN
La CYD è stata fondata da Epaminonda Ceccarelli è lo studio più vecchio con soluzione di continuità presente sul territorio Italiano.
Oltre 1000 barche che navigano, vincitori di 8 titoli del mondo.
Giovanni Ceccarelli è stato Principale Designer in due Coppa America  con Mascalzone Latino nel 2003 e con +39 challenge nel 2007 .
Siamo specializzati sia nella vela che nel motore serie e one off ed anche nella portualità legati  dall’acqua.

 

2.    L’UOMO, L’AMBIENTE ED IL PROGETTO MODULARE.
Il designer nella nautica da diporto, è alla base della creazione del prodotto, dal progetto fino alla creazione di una filiera che ha come scopo il prodotto industriale.
Il prodotto finale è destinato ad essere utilizzato dall’uomo che quindi deve essere al centro del processo del progetto, della produzione e dell’utilizzazione.
Il prodotto deve essere fatto per l’uomo e nel rispetto dell’ambiente a partire dal luogo di produzione fino a dove andrà ad utilizzarlo il mare.
Ogni progetto deve essere concepito e modulato attorno all’uomo.
Il prodotto deve essere eco sostenibile in ogni sua fase, per la sostenibilità del progetto.
Il Modulor di le Corbusier che seguiva in ordine temporale all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci ovvero di trovare proporzioni geometriche e matematiche legate al corpo umano, sono modi di interpretare l’estetica ed il vivere legato agli spazi quanto mai attuale ancora oggi anche nella nautica dove ogni centimetro ha un grande valore.
Nella barca io suggerisco però di prendere come unità del modulo il multiplo e la frazione interna di 2m che, meglio si addice, agli spazi e alla vivibilità in uno spazio ristretto come una barca.
In nautica la corretta interpretazione dell’ergonomia e la vivibilità sono fondamentali nel progetto.
In ogni schizzo che si fa si deve prendere in considerazione l’uomo come proporzione, creare delle griglie.
Il disegno bidimensionale sul piano cartesiano sono la base di partenza per ogni mio nuovo progetto o semplicemente per mettere su carta l’idea passando attraverso uno schizzo fatto a mano con matita e pennarelli, sempre mantenendo le proporzioni dimensionali dell’oggetto, poi faccio eventuali schizzi prospettici o meglio sezioni e dettagli per poi ulteriormente rifinire i disegni bidimensionali in ultimo scannerizzarli ed usarli come base per tracciare le linee base con il computer.
La cura del dettaglio è fondamentale nel progetto di una barca, senza mai perdere di vista il progetto nel suo complesso generale.
Una bella barca vi ricordo, che basa la sua gradevolezza estetica e funzionale, su poche linee i dettagli servono poi solo per consolidare l’idea.
Non sono i dettagli che fanno l’oggetto bello e funzionale, servono magari a farlo funzionare.

 

3.    IL DESIGNER NELLA NAUTICA CREATORE DI PRODOTTI
Il progettista nautico contemporaneo lo vedo simile e vicino come approccio ad un’ingegnere Rinascimentale, deve sapere coniugare estetica, forma funzione e realizzabilità per produrre un prodotto, che non sarà commissionato da un Signore o da un mercante,  ma da un imprenditore.
L’ingegnere Rinascimentale che ebbe in Leonardo la massima espressione, essendo comunque l’apice di un movimento di straordinari artisti ed artigiani che oggi sono rimasti anonimi.
Anche noi, come settore, abbiamo avuto i “nostri Leonardo” capostipite di una scuola che hanno  insegnato e generato altri progettisti,  tutt’insieme abbiamo contribuito ad affermare nel mondo il concetto di stile italiano.
Un concetto che va oltre ogni crisi, un biglietto da visita per Noi Italiani nel mondo.
Dobbiamo continuare ad avere un’ approccio alla cultura leonardesca della visione del progetto e saperla trasmetterla a chi verrà dopo di Noi questo sia nel progetto che nella realizzazione.
Oggi gli “ingegneri post rinascimentali” che sono i designer o meglio in Italiano i progettisti nautici sono facilitati dalla cultura che hanno imparato negli anni  con gli studi, dai corsi presenti sul territorio a cui accedono anche dall’estero per cercare di imparare quello che non s’insegna perché è parte dello stile di vita del quotidiano del nostro DNA.
Una laurea in Ingegneria da le chiavi di lettura per questo mondo,è quella che si avvicina maggiormente al concetto di ingegnere Rinascimentale.
Oggi purtroppo devo constatare che nella formazione i giovani, sempre più sono carenti invece dell’aspetto artigianale; un approccio che aveva ancora la mia generazione, era esaltata invece nella generazione di chi mi ha preceduto, del lavorare con le mani  conme stanno facendo i Vostri ragazzi di Mille e una vela, del costruire un oggetto da soli con le mani e di verificare nella realtà le proprie idee e la loro realizzabilità.
Quando ero quattordicenne costruivo i modelli delle barche e gli alianti di legno, come me tanti altri miei amici, ho collaborato  poi alla costruzione di diverse barche vere sporcandomi le mani sul campo, facendo esperienza.
Alle scuole medie allora c’era  applicazioni tecniche dove ho lavorato il ferro ed il legno, oggi c’è tecnologia, oggi studiano invece di processi industriali dei metalli, senza toccarli, l’ambiente, l’ecologia ma di manuale non ha fatto più nulla, è un errore.
Queste esperienze servano per aprire la mente sulle problematiche del realizzare.
Ricordiamo che l’ingegnere rinascimentale era anche artigiano.
Il designer deve consegnare un progetto all’imprenditore al realizzabile, non si deve fermare ad una semplice idea si deve confrontare quindi con lo stile, la scienza dei materiali, con le normative ed in ultimo  sapere dare una rappresentazione grafica corretta.
Ho parlato fino ad ora di studi di cultura, di disegni fatti  a mano non di computer e relativi software che devono si essere usati, essendo ormai indispensabili nel quotidiano, sono i mezzi per facilitare e sveltire il lavoro, per darci la tranquillità di spingerci con i calcoli e con i nuovi materiali là dove non avremmo osato nel passato, di darci la tranquillità della verifica per la sicurezza dell’oggetto finale.
Il designer  deve partire comunque sempre da un’idea che deve essere relazionata all’uomo alle sue dimensioni, all’ergonomia essendo il prodotto fatto dall’uomo per l’uomo.
Il designer nautico deve conoscere oltre che di scienza e di produzione, anche ciò che va a fare e a cosa servirà e come andrà utilizzato il prodotto , deve saper vivere il mare come sport o per svago deve fare parte della vita del progettista.

4.    IL FLUSSO PROGETTUALE NELLA SERIE.
La realizzazione di un oggetto in serie è  la risposta alla volontà di creazione di un prodotto ripetitivo.
Vedo la serie come mezzo di diffusione della nautica legata agli abbattimenti dei costi ad essa associati per uno sviluppo di una nautica popolare.
Sono convinto che dopo questo periodo di recessione ci sarà un’inevitabile riposizionamento dei prodotti estremizzandoli  tra una nautica di pochi pezzi per pochi ed una nautica popolare per tanti  di barche di dimensioni minori rispetto a quanto visto ad oggi.
E’ in questa nautica popolare che credo  sarà uno dei campi delle sfide commerciali ed industriali degli anni a venire sia nel motore che nella vela.
Alla Ceccarelli Yacht Design siamo sempre stati attenti a queste fasce d’utenza ed  ora sono al lavoro per lo studio di nuove  forme che escano da schemi  recenti riprendendo anche forme passate che a volte assolvevano alle richieste della funzione in modo più coerente.
Un altro settore marginale come numeri ma importante come valore sociale,  che prenderà spazio sarà l’autocostruzione.
Si ho parlato della nautica popolare, in quanto fa rabbia la disinformazione ch’è apparsa sui media in questi giorni,  che è stata fatta volutamente solo a fini demagogici nei confronti della nautica da diporto per spostare l’attenzione da altri problemi ben più gravi e penalizzanti per i cittadini.
La nautica intesa come filiera è fatta soprattutto di appassionati in particolare  tra i velisti o chi usa la barca a motore a fini sportivi vedi la pesca, di gente che ha fatto il più delle volte una scelta di vita, che corona i suoi sogni con una barca a vela di dieci metri usata, che costa meno di un pur meno ecologico camper.
La nautica ricordo solo che oltre ad essere una delle eccellenze del nostro paese da lavoro a tante famiglie: “…il numero complessivo degli addetti diretti della nautica sono stimabili in oltre 12.000 unità, che diventano quasi 80.000 con l’indotto turistico … per un settore che nel 2008  ha sviluppato 6,2 miliardi di euro di fatturato globale che, con l’indotto turistico, arriva a 7 miliardi di euro, facendo sì che la nautica risulti il secondo settore del cluster marittimo …“  ( Fonte UCINA )
C’è anche la nautica dell’artigiano Italiano con la realizzazione di un singolo esemplare per l’armatore che non trova nella serie una risposta.
E’ un processo produttivo legato a mani irripetibili di maestri d’ascia, d’artigiani che una volta persi occorreranno 20 anni e più per ricrearle,  che non si possono  perdere in un paese civile e rispettoso delle proprie radici.
In Romagna abbiamo ancora presenti le ultime eccellenze nella realizzazione di grandi unità da diporto in legno con i cantieri De Cesari a Cervia di cui vi ho mostrato il progetto di Seridama un motor yacht di 55 piedi semi dislocante ed il cantiere Carlini a Rimini, nella nostra regione  abbiamo anche le eccellenze nella costruzione moderna one off in composito con il Cantiere Soleri che ad esempio ha costruito ITA 85 la barca di Coppa America di +39 challenge.
Quello dell’artigiano è  un settore legato al mantenimento della tradizione del fare  che non deve essere persa, processo che ha comunque delle logiche di sviluppo differenti rispetto alla serie.
Non voglio parlare di quantità di prodotti realizzati, che sono una variabile importante del progetto, in quanto anche una barca realizzata in cinque unità l’anno vedi un cantiere artigianale come Rimar è un prodotto realizzato in serie che deve passare attraverso la realizzazione di stampi.
Il numero obiettivo di barche prodotte e vendute, va ad influenzare il processo produttivo che c’è inevitabilmente dietro al prodotto di cui il designer deve tenere in considerazione nella fase progettuale.
L’ingegnere rinascimentale aveva il signore che gli commissionava i progetti, ora  nella serie c’è l’industria  che decide di realizzare un nuovo prodotto in base ad un brief  che scaturisce da un’analisi di mercato o semplicemente di avere un prodotto che si va a posizionare in una determinata fascia di mercato.
Di seguito vi ho mostrato le immagini della collaborazione con il Cantiere Sirena Marine ubicato in Turchia per il quale abbiamo realizzato due progetto l’Azuree 33 ed   l’Azuree 40 e crisi permettendo stiamo lavorando al nuovo Azuree 49 sempre a vela sviluppo dei due precedenti progetti.
Nella serie un’approccio è prima di elaborare un pre progetto come avviene nelle auto con le concept car, processo che dall’inizio può essere anche da sei a otto mesi tra ricerca disegno e costruzione del modello in scala.
Si  testa il progetto, presentandolo a fiere, interagendo con i rappresentanti, con i potenziali clienti confrontandolo e trovando i punti di forza e di debolezza nei confronti dei competitor sul  mercato.
Si passa poi alla fase esecutiva dove si ri progetta interamente o meglio si fanno le modifiche che il mercato a chiesto per poi passare ai modelli 1:1 per la produzione degli stampi per la produzione in serie.
KLa progettazione esecutiva per la serie è molto di dettaglio e va ad includere anche la ricerca di mercato e la scelta dei materiali da impiegare.

 

5.    FORMA E FUNZIONE NELLA NAUTICA
Il design è centrale nella realizzazione di un’unità da diporto, lega la funzione all’estetica ed anche all’industrializzazione, quando si parla di produzione in serie, ed è il linguaggio della spirale legata al processo, che porta alla realizzazione di un’unità da diporto.
Il designer oggi l’ho paragonato oggi più volte ad un ingegnere rinascimentale, ha gran parte della responsabilità nella riuscita del prodotto ovvero la barca.
Ha al tempo stesso una libertà espressiva maggiore rispetto ad altri settori dell’industrial design, dove si limita a lavorare solo su parti del progetto.
Il prodotto finale è infatti un’insieme di volumetrie; lo scafo con le forme che devono ottemperare la funzione del navigare ma devono essere anche belle, la coperta e le sovrastrutture che si devono sposare in un unico linguaggio in armonia con lo scafo, gli interni che devono permettere il vivere a bordo facendo percepire l’esterno, vedere il mare sentire i suoi odori, ma anche  i sistemi propulsivi e poi l’ingegnerizzazione intesa come l’industrializzazione ogni elemento entra in gioco in contemporanea per la riuscita del prodotto  finale.
Per questo il designer deve sapere e potere dominare ed utilizzare tutti questi aspetti, è questa la grande fortuna espressiva che ha il progettista di un’imbarcazione.
Egli deve comunque avere sempre in mente la funzione che l’oggetto barca dovrà svolgere: il navigare in sicurezza, non di essere solo venduta ad un salone nautico sulla base di una semplice emozione o di un buon marketing.
Deve per ciò conoscere il mare e quindi rispettarlo con le risposte del suo segno grafico.
Questo difficile compito deve essere svolto nel rispetto delle normative e delle logiche del mercato senza comunque assecondarle passivamente.
Nel progetto di un’imbarcazione di serie il designer ha comunque dei vincoli che deve rispettare, nel farlo dovrà  comunque sempre rispettare una scelta legata all’estetica, infatti per quanto una barca concepita bene, ingegnerizzata altrettanto bene, se non piacerà ovvero se non incontrerà il favore estetico del pubblico,non sarà un’imbarcazione di successo intesa dal punto di vista commerciale.
Aggiungo non solo una bellezza statica ma si deve ricercare la bellezza dinamica ovvero delle sue forme come si sposano con l’acqua ed il vento quanto l’imbarcazione naviga.
Il designer è forse più libero invece è quanto deve progettare un’unità singola un one-off, non dovendo rispettare vincoli  legati alla produzione e alle logiche del mercato e della concorrenza,  ma pur dovendo rispettare sempre le normative ma soprattutto deve sapere cogliere le aspettative del committente.
La più grande libertà la troverà invece per un’unità da competizione dove ogni forma ogni elemento sarà al servizio solamente della  funzione  che dovrà svolgere, la bellezza comunque sarà sempre presente e scaturirà dall’obiettivo raggiunto.
L’imbarcazione deve sempre avere, sia che si tratti di un’unità di serie, sia un prototipo da crociera  un forte carattere emozionale, deve trasmetterti l’idea di un sogno, e di libertà, del viaggio, della scoperta  che il mare stesso ha come più grande valore dentro di se.
Come altresì le sensazioni che può dare al committente  un modello in scala difficilmente le può dare un render per lo studio delle volumetrie esterne.
La libertà del navigare è intrinseca nella barca e nel mare, di affrontare nuove mete di sentirci Ulisse, di fuggire, la barca deve potere trasmettere queste emozioni la forma deve essere quindi sempre al servizio della funzione che deve assolvere.

CHIUSURA
Vi auguro di portare avanti con passione il vostro lavoro.
Credo nel nostro Paese, nella sua creatività, un Paese  che ha bisogno per lo sviluppo di Voi.
Togliere la possibilità di sognare ad un giovane è come strappare un fiore prima che sia sbocciato, non deve essere permesso.
Con i miei migliori Auguri di un Felice Natale a Voi e alle Vostre famiglie .

Giovanni Ceccarelli

Bologna Università d’Ingegneria il  15-12-2012 questo testo non potrà essere pubblicato , riprodotto utilizzato  anche solo in forma parziale senza il consenso dell’ing. Giovanni  Ceccarelli

 

CECCARELLI UNIVERSITA BOLOGNA 15_12_11